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Terremoto punizione divina 

Pochi giorni fa si stava scherzando con amici a proposito della recente nevicata in centro Italia. Chi dava la colpa alle scie chimiche, chi alla Raggi e io ho suggerito una punizione divina per le unioni civili (ironizzando sull’infelice uscita di Padre Cavalcoli su Radio Maria).

Fermo restando il rispetto della liberta di espressione, e dunque di fede, credo che mettere in relazione eventi naturali (come un terremoto in zona sismica) con il castigo divino (giusto o ingiusto che possa apparire) sia indice di ingenuità o di mala fede.

Lascio ad ognuno decidere a quale categoria appartenga il signor Roberto De Mattei, autore dell’ editoriale che riporto qui sotto e che scopro aver ricoperto anche il ruolo di vice-presidente del CNR (!)

Aggiungo solo che la rivista in questione l’ho trovata per caso nell’area giochi di una scuola gestita da religiosi (poi non lamentiamoci troppo delle scuole coraniche).

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Recovering my Sony PRS-T1 using an old mobile phone battery

Books are great, I mean “real” books are great.

However when you experience several relocations and you  want to keep on reading, then most likely your bookshelf will become virtual.

This is more or less my personal experience, since 2011 I am a rather happy owner of a Sony PRS-T1 eBook reader. Everything was almost fine until last june when I forgot it on the dashboard of my car, I was out for a sunny and warm weekend, the reader is black, my car’s dashboard is black too… result: the eBook wasn’t no more recharging. It was most likely due to battery failure.

Opening the PRS-T1

There’s no screws on the reader, to open it I found some videos around, like this one:

As usual the battery is connected by three wires: Vdd, GND and the termal control pin. Guessing the pin function was quite trivial, Red for Vdd, Black for GND and White for the Temperature sensor.

Measuring the voltage yield something like 2.3V, confirming my suspect that the battery was broken.

The first idea was to buy a new eBook reader, but unfortunately Sony seems to have discontinued the production and the models available on the market are not so appealing.

I decided to remove the broken battery and try to fit an old mobile phone battery into the reader.

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Removing the old battery

Once the reader is open it’s just a matter to disconnect the wires, there’s no connector hence some basic skills with welding is required. The few things to care about are to work with some caution, having a good solder tip and using a relative high temperature in order to desold the ground wire.

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Selecting the battery and finding the pinout

I have several batteries of old Nokia and Motorola phones, I decided to use a Motorola BT50.

The Motorola batteries have 4 pins, and often there’s no indication of the pinout.

I found all the info on CPBK, then I welded the 3 wires with the help of some capton tape to protect the other pins and avoid the risk of short circuits that can be dangerous on Li-Ion batteries.

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Connection and first issues

After the “new” battery was connected, the eBook restarted,

however after a while I discovered that charging was ineffective.

When connecting the charger I got a message saying that the reader was overheating and charging was suspended.

The problem is that the thermal resistor of these batteries are typically made with an NTC thermistor and each model bring its own value. The battery was not overheating, but the Thermal control of the eBook was fooled by a different value of the NTC.

Cheating the temperature sensor

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In order to force a valid temperature readout, I tried to add a fixed offset on the NTC, basically I added 60KOhm in series (I’m not sure about the value, some time passed and I haven’t take note).

I admit that this is a quite rough solution, in this way I am almost disabling the Thermal control and there’s no protection against overheating. I have to trust the charging circuit designed by Sony and of course the battery.
I think this is a reasonable risk for a low power device made by a premium company.

After the modification the device was finally charging! Yooooo!

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Happy end and conclusions

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The device was actually recharged and now is properly working, it sustained 4 recharges since the modification, so I am rather satisfied.

I really hope that it will last for many years, since in my opinion it’s still one of the best eBook reader ever.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Kong Kosmos vs. Cebé Trilogy

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Ad ogni sport il suo casco, e la sua relativa certificazione.

Per venire incontro a chi non vuole un guardaroba infinito di caschi, alcune aziende forniscono caschi polivalenti.

Da 4 anni utilizzo il Kong Kosmos che recentemente ha avuto un piccolo problema da usura, ne accenno più sotto. Stavo cercando un’alternativa e così mi sono ritrovato con un Cebé Trilogy

I due caschi sono realizzati con la stessa tecnologia, una calotta in EPS (polistirene espanso) co-stampato su un sottile guscio rigido di policarbonato, ma hanno vocazioni molto diverse.

Va detto che i caschi multifunzione sono inevitabilmente dei compromessi,  ogni sport ha le sue necessità specifiche che talvolta sono in conflitto,per esempio un casco da sci deve mantenere la testa al caldo, un casco da bici deve consentire una buona aerazione.

Anche il prezzo ne risente in parte, perchè ogni certificazione implica l’esecuzione di test specifici presso enti qualificati che si fanno pagare il servizio.

in questo articolo cercherò di mettere in evidenza le differenze tra i due modelli. Naturalmente si tratta di una valutazione personale che va presa con il beneficio del dubbio.

La confezione

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La scatola contiene un sacco di accessori che a differenza del kosmos, sono tutti inclusi:

  • Per la configurazione MTB: Una visiera, le viti per montarla (più una di riserva) e la brugola
  • Per la configurazione Sci: una imbottitura invernale, i paraorecchie, una griglia che copre parzialmente le aperture laterali e aggiunge il supporto per la maschera. Curiosamente la griglia deve essere montata per avere la certificazione CE EN 1077 (sci/snowboard)
  • le imbottiture “estive” per bici e arrampicata
  • velcri aggiuntivi di scorta, istruzioni
  • un sacchetto, anche utile per non rischiare di perdere tutti gli accessori

Kosmos e Trilogy a confronto

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Visti dall’alto il Trilogy sembra più pulito non avendo le vistose protezioni del kosmos. Mi piace molto il logo asimmetrico a bassorilievo del Cebé MA c’è poco spazio per il supporto della Gopro…male!

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Visti di fronte il Trilogy sembra un po’ più tozzo e così bianco mi sembra uscito da un film di fantascienza dei primi anni ’80

DSC_0013.JPGVista posteriore, le feritoie posteriori sono un toccasana per la bici e per l’alpinismo, dove si suda parecchio, ma mancano dei ganci per tenere bene una frontale.

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La finitura finto carbonio del kosmos mi piace di più, il Trilogy è più areato e la visiera per l’uso in MTB non è male, ma impedisce di montare una frontale… questa l’ho già detta eh?!

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Di contro una cosa ottima del Cebè sono le due feritoie anteriori, che convogliano parzialmente l’aria verso il basso, dovrebbe essere una soluzione ottima per evitare l’odioso appannamento degli occhiali.

Interni

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La tecnologia dei caschi è simile e quindi anche gli interni lo sono.

La finitura invernale del Cebé è molto bella e calda mentre quella estiva, mostrata in foto, è un po’ troppo scarsa sopratutto nella zona posteriore. Inoltre ho avuto difficoltà a capire come andava fissata dato che le istruzioni non dicono nulla a riguardo. Per montarla ho dovuto guardare un fermo immagine in un video su Youtube.

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Il gancio del Kong è più bello dato che permette una regolazione fine senza dover allentare elastici.Le fettucce hanno una finitura riflettente, che però ha perso di efficacia dopo poco tempo.

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Il Trilogy utilizza la classica clip a sgancio rapido con fibbia autobloccante. La qualità di fibbia e fettuccia è buona e non sembra allentarsi, cosa che alle volte capita con questo sistema di aggancio.

Regolazione e vestibilità

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Qui cominciano le dolenti note.

Entrambi i modelli usano la classica rotella posteriore che permette una regolazione rapida e millimetrica, la stragrande maggioranza dei caschi da alpinismo e bici utilizzano questo sistema.

Purtroppo Kong ha toppato: la rotella è tenuta in posizione da una vite inox, dopo 4 anni di onorevole servizio con utilizzo intensivo in tutte e tre le discipline ma  sopratutto in bici e via ferrata, dove si suda parecchio, la vite si è ossidata e l’albero della rotella si è rotto.

Questo è il motivo che mi ha spinto a cercare un nuovo casco, anche se il casco è ancora utilizzabile, semplicemente non si possono più fare regolazioni al momento.

La rotella del cebè è tenuta in sede senza utilizzare parti metalliche, e secondo me è più affidabile.

Tuttavia la vestibilità e la comodità  del Kong mi sembra decisamente migliore. Qui molto fa la conformazione della testa, la verità e che i caschi vanno provati prima dell’acquisto.

Peso e altre osservazioni

La tecnologia costampata permette di mantenere basso il peso. Tenendoli in mano non si avverte una significativa differenza tra i due, il Trilogy sembra leggermente più leggero

Prendendo i dati del costruttore, nel mio caso la taglia S/M di entrambi i modelli, il Kosmos base pesa 390g che passano a 460 nella versione “full”, a mio avviso inutile, con imbottitura e paraorecchie.

Il Trilogy passa dai 280g della configurazione alpinismo, senza accessori, ai 330g di quella MTB, con visiera e due viti, fino ai 400g per la versione sci, senza visiera ma con griglie laterali, paraorecchie e imbottitura.

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A proposito delle griglie ho accennato prima che devono essere obbligatoriamente montate quando si usa il casco in configurazione sci. Personalmente ritengo che le  griglie migliorino l’estetica generale del casco e sarei tentato di usarle anche per la configurazione alpinismo dato che le aperture laterali sono a mio avviso troppo grandi e troppo esposte per garantire una protezione ottimale in arrampicata. Secondo me questa è la pecca più grande del Trilogy, non a caso nel Kosmos tutte le aperture sono schermate.

Purtroppo per come è stato disegnato il casco, l’utilizzo delle griglie non permette l’uso dei ganci anteriori per… la pila frontale (lo so, sono noioso) anche se ne aggiunge due posteriori pensati per tenere la maschera che potrebbero venire in aiuto, non ho ancora fatto prove a riguardo.

 Prezzo

Al momento in cui scrivo il Kong Kosmos in versione base costa un po’ meno, intorno ai 70€ e intorno ai 90-100€ per la “full”.

Il Trilogy, con tutti gli accessori, costa intorno ai 100€, ma ultimamente la Cebé lo produce con un riflettore Recco integrato, una sorta di ARTVA passivo che può dare una chance in più in caso di incidente in montagna, e il prezzo è salito a oltre 130€

Personalmente ritengo che il Recco sia più efficace se inserito negli indumenti, c’è una minima possibilità che il casco si sfili generando così una falsa traccia, ma si tratta di una opinione personale non supportata da fatti oggettivi.

Conclusioni

Come accennavo all’inizio i caschi multisport sono compromessi che non hanno la pretesa di raggiungere lo stato dell’arte in ogni attività.

Chi è il vincitore? Tutti e nessuno, molto dipende da qual’è il vostro sport principale.

Kong Kosmos

Il Kosmos nasce da Kong, una storica azienda di materiale da montagna, ed è principalmente un casco da alpinismo con minimi adattamenti per funzionare in Mountain Bike e sci.

Se siete dei frequentatori della montagna, alpinismo, arrampicata o via ferrata che occasionalmente fa MTB e qualche sciata allora il Kosmos è preferibile.

Mi piace:

Buona vestibilità

Buona protezione per l’alpinismo

La fibbia

Non mi piace:

Poco ventilato, tende a far sudare un po’ troppo

Le protezioni sono rivettate nel casco e un po’ grosse

Cebé Trilogy

Il Trilogy è prodotto da Cebé, azienda francese specializzata in occhiali e materiale per lo sci, ed è in effetti un casco da sci con la possibilità di rimuovere le imbottiture e con qualche presa d’aria in più.

Se siete degli sciatori da pista che occasionalmente praticano MTB o Alpinismo il Trilogy è forse la scelta migliore.

Mi piace:

Leggero

La dotazione di accessori, in particolare la visiera per la MTB

La disposizione delle prese d’aria, in particolare le due frontali e quelle posteriori

Non mi piace:

La vestibilità non è il massimo

Le prese laterali sono troppo larghe ed esposte per l’alpinismo

La gestione dei ganci per la frontale (poi la smetto, giuro)

Finisco dicendo che se avete uno sport che praticate con assiduità vale la pena acquistare un casco specializzato. Come canoista utilizzo un prodotto dedicato. Esistono caschi multifunzione omologati per l’acqua bianca (ad esempio POC receptor+ e Kong Scarab) ma per vari motivi non sono all’altezza del mio WRSI Current Pro.

 

 

 

 


Napoli, Round #3

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Anche questa volta il giochino è riuscito. Sono sull’IC verso la fine del mondo la Calabria con un carico illegale di sfogliatelle della pasticceria Scaturchio.

Anche questa volta sono partito alle 8:30 del mattino da Milano e, arrivato alle 13:30 ho lasciato la valigia in deposito e mi sono regalato 5 ore di Napoli prima di ripartire.

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La novità di questo giro è che, finalmente, sono riuscito a visitare la cappella di San Severo con la bellissima scultura del Cristo Velato, ma anche le statue attorno non scherzano,  e le affascinanti “macchine anatomiche”. Foto vietatissime, quindi vi tocca wikipediare.

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Quajò, vi prego, DECIDETEVI!

 

 

Poco prima mi ero sparato una pizza da Vesi. A questo giro c’è relativamente meno gente e riesco ad entrare e sedermi ma per ottimizzare i tempi mi propongono di condividere il tavolo con un’altra persona.

è così che faccio la conoscenza del sig. Giulio, un simpatico e cordiale napoletano che non si fa problemi a parlare dei c@$$1 suoi: da giovane ha vissuto in Canada per un po’, ha 3 figlie e dato che Pintauro è chiuso mi propone la pasticceria Scaturchio per le sfogliatelle.
“Non sarà mica quella che in vetrina ha un gigantesco Babà a forma di Vesuvio?”
“Si si proprio quella!”
Ah, lui è uno di quelli che crede che le macchine anatomiche siano autentiche.

Tutto il resto è come sempre divertimento nel girare e guardare.

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Mi sembra giusto, ma ai fachiri chi ci pensa?

Voglio spendere due righe sui caffè. A Napoli non lo chiedo mai lungo perché ho paura che la prendano male. La cosa sorprendente è che lo fanno così forte che ha effetto pure su di me, che ne sono assuefatto. Immancabili la macchina con la pompa manuale, la tazzina preriscaldata che ti ustiona la mano quando la prendi e le labbra quando lo bevi, infine il bicchiere d’acqua, che non è un bicchierino ma un bicchiere vero e proprio.

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Quiz: chi è il signore in bianco sul balcone? (A: Il commesso della friggitoria Jamm’Ja’. B: Il Dott. A. Sciortino, medico dentista. C: Sempre il Dott. Sciortino che nel tempo perso tra un’otturazione e un ponte frigge un paio di Cuoppi)

 

 

Ultima gradita sorpresa della giornata è stato Palazzo Zevallos Stigliano in Via Toledo con la sua galleria d’arte. Oggi l’ingresso era gratuito ed erano esposti alcuni quadri di Picasso.

 

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E io che credevo che Picasso non sapesse disegnare.

 
Al prossimo giro pensò che sarà la volta del Vomero…

 

 

 


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Allocazione risorse


Nomorenote

Utilizzo Ho usato Evernote da circa 5 anni e, nonostante i soliti problemi di tutti i prodotti “gratis ma se vuoi di più paghi” non mi dispiaceva.

Avere un prodotto che funziona su tutti i miei dispositivi (il telefono, il PC del lavoro con Windozz, il PC di casa con Linux) è indubbiamente comodo.

Ma oggi scopro che la musica sta per cambiare. Pazienza, tornerò a prendere appunti utilizzando file di testo, oltretutto è da parecchio che ho scoperto markdown.

Non ho nulla contro i SW a pagamento ma cambiare le condizioni di un servizio di punto in bianco è sempre antipatico

 

 


Viaggiare in treno a Fantasilandia

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Siamo di rientro in Italia, stiamo viaggiando sul treno che da Brema ci porterà ad Amburgo, per poi prendere il volo di rientro.

Mi sono preso tutti gli opportuni margini di sicurezza ma, poco dopo, il treno si ferma inaspettatamente alla stazione di un paesino sconosciuto.

Viene dato un annuncio in tedesco e la gente scende dal treno, chiedo al controllore ma non parla inglese, gli altri viaggiatori molto gentilmente mi traducono: “C’è un incendio lungo la ferrovia, il treno deve aspettare l’intervento dei pompieri, forse ci vorranno 15 o 30 minuti”, eccheppalle!

Beh, io ho preso i miei margini di sicurezza, saremmo ancora nei tempi, ma ecco che viene annunciato un ritardo di 1 ora e 40!

Ok, la situazione è complicata, vado a parlare con la capotreno per capire se ci possono essere alternative.

La trovo mentre un ragazzo gli fa vedere il suo biglietto aereo, evidentemente ha il mio stesso problema. Ci dice di seguirla, entriamo nel suo ufficio e ci stacca un buono per un taxi(!).

A questo punto chiedo al ragazzo se ho capito bene: DB ci sta pagando un taxi da inculandia ad Amburgo a spese sue? mi risponde di si, ma non dirlo troppo a voce alta.

E cosi arriva questo Mercedes nero che ci trasporta alla stazione di Amburgo permettendoci di arrivare in aeroporto con largo anticipo. Il tassametro segnava una cifra attorno ai 200€

Durante il viaggio memorabile la faccia di Stefania quando realizza che stiamo sfrecciando a 200 km/h in autostrada.

Quando esprimo il mio stupore al nostro compagno di viaggio questo mi dice che tutto sommato alle ferrovie è convenuto, perché se avessimo perso l’aereo avremmo potuto chiedere il rimborso del volo.

Ah, gran bel posto l’Europa!