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20 anni di Linux

Eccomi qui (s)comodamente seduto su un treno Italo mentre scrivo questo articolo su WordPress.

Circa 20 anni fa ero in una situazione per certi versi simile:  (molto s)comodamente seduto su un treno interregionale mentre scrivevo la mia tesi di laurea in LaTeX.

Oggi come allora sto scrivendo utilizzando un dispositivo portatile sul quale gira Linux,  allora era un portatile 486dx4 con sopra una distribuzione Slackware,  oggi è un tablet con Android.

Fu proprio nel dicembre del 95 quando installati la mia prima distribuzione Linux. Scelsi la  Slackware perché  all’epoca era la più  diffusa  e una delle più  facili da installare,  con il suo comodo sistema a pacchetti divisi in una ventina di dischetti da 1.4MB (!)

Da li a poco,  grazie all’aiuto del mio guru Michele riuscii a far girare X11, il sistema grafico, in fondo si trattava solo di configurare a mano le frequenze di refresh del monitor,  una cosetta da un paio d’ore.

Più  ostico era ricompilare il kernel per poter usufruire dell’audio e,  negli anni successivi,  per utilizzare al meglio la scheda video; si trattava di configurare i parametri di compilazione,  compilare,  aspettare un paio d’ore,  vedere che non c’erano stati errori,  incrociare le dita e riavviare.

Incrociare le dita e riavviare…  Non è  una perifrasi,  era il sistema stesso che te lo scriveva su un terminale a caratteri al termine dell’installazione.

Circa un anno dopo installai sul PC di casa la mia prima Debian,  ricordo ancora quella notte intera ad installare ogni singolo pacchetto,  risolvendo a mano tutti i conflitti e le dipendenze.

Tutta quella faticaccia all’epoca mi sembrava anche divertente e tutto sommato mi portò  dei benefici sul medio/lungo termine.  Inanzitutto mi permise di  farmi una base tecnica che in qualche modo spendo ancora nella mia vita professionale,  poi mi permise di realizzare per la prima volta una efficace interoperabilità tra i miei dispoditivi: sul PC di casa,  sul portatile in viaggio o sulle workstation SPARC dell’Università ero in grado di utilizzare gli stessi strumenti (LaTeX,  il compilatore GCC,  emacs,  gnuplot e altro)

Oggi Linux è ancora qui.  Sono sicuro che nessuno avrebbe immaginato dove saremmo finiti,  tutti speravamo che avrebbe prima o poi superato l’odiata Microsoft, invece nel frattempo Windows, nonostante tutto, è  molto migliorato. Parlo di Windows 7 che sono costretto ad usare sul PC di lavoro,  Linux ha delle bellissime distribuzioni che funzionano chiavi in mano ma che spesso somigliano al suo rivale,  penso in particolare a certe idiozie di Ubuntu.

In questo momento sul tavolino del treno ho tre diversi dispositivi che hanno sopra Linux: il mio telefono, il mio ebook reader  e il tablet che sto utilizzando.
Una potenza di calcolo spaventosa concentrata in pochi centimetri quadrati,  oltretutto sprecata,  ma questo è  un altro discorso.

La stessa Italo utilizza Linux per i suoi sistemi di acquisto dei biglietti (le FS di vent’anni fa utilizzavano OS2, qualcuno se lo ricorda OS2?)

Le distribuzioni Linux stanno silenziosamente  colonizzando una nuova generazione di sistemi embedded,  anche dedicati all’uso hobbystico,  penso al Raspberry Pi ma non solo.

Ci sono tanti luoghi dove oggi,  silenziosamente, vive IL pinguino: i già citati telefoni e  tablet, ma anche  televisori,  autoradio,  elettrodomestici,  satelliti… E tante tecnologie e movimenti che sono cresciuti grazie a questo sistema operativo, sviluppato quasi per gioco da uno studente finlandese. Mj tocca ricordare che negli stessi anni nella mia università il semplice fatto di possedere un email era sinonimo di fancazzista e il docente che insegnava programmazione (Fortran)  definiva il linguaggio C “una moda passeggera”  (sic)

Fortunatamente anche in Italia i dinosauri si sono estinti,  Linux è  in ottima salute e io sono molto contento di aver preso questo treno…  20 anni fa

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O Beppe, where art thou?

Ieri notte ho sognato che stavo cercando Beppe, il mio amico libraio scomparso da un paio di settimane (e questa purtroppo è realtà).

Tutto ad un tratto mi accorgo che la persona che mi sta aiutando nella ricerca è Beppe in persona.

Ci sarebbero altri dettagli onirici, tipo una ragazza con degli occhi senza pupilla dal colore verde ‘lime’… ma lasciamo stare.

O Beppe where art thou?

Poesia, pubblicità… e motori di ricerca.

imageDato che io posseggo tutte le poesie di Whitman (più che altro perché “Foglie d’erba” le contiene tutte) ero curioso di cercare la poesia che sta recentemente sfruttando Apple per il suo ennesimo oggetto “moltobellomatroppocaroperquellocheoffre”.

Volevo leggerla su carta…

Ho cominciato a cercare nelle 12 pagine di indice… niente da fare.

Insomma ci avrò impiegato 20 minuti buoni su google per scoprire che

“O Me! O Vita!”

nella edizione integrale di Einaudi è tradotta come

“Ahimè! Ahi vita!”

Che poi è una bella poesia con un finale intriso di ottimismo, ci sta bene visto che l’unico verso che mi viene da offrire al “potente spettacolo che continua” è BLEAH!

Smisurato sogno

Devo andare a Roma con la mia Ford, devo accompagnare due persone: Matteo Renzi e sua moglie.
Io sono già seduto al posto di guida, Matteo apre la portiera, tira la leva del sedile (ho una Fiesta tre porte) e si accomoda dietro.
La moglie si siede di fianco a me e subito sposta il sedile in avanti, smisuratamente in avanti, al punto da ritrovarsi rannicchiata contro il cruscotto.
Io le faccio notare come non sia necessario, anche se siamo dentro una utilitaria dietro il passeggero è comodo.
Con molta naturalezza lei mi risponde che deve far spazio all’ego smisurato del marito.
Ci allacciano le cinture di sicurezza, in effetti quella di Matteo non aderisce al corpo ma rimane sospesa in aria, come a cingere una enorme, ferraresca, massa invisibile che lo avvolge.

Partiamo…

Partecipa…

Più di un mese fa ho partecipato alla consultazione on line… volevo dire pubblica… sulle riforme costituzionali.

http://partecipa.gov.it

Ma che bello, il governo vuole sapere la mia opinione.

E non è stato facile rispondere, io non ho le idee così chiare, sono privo di quella sicurezza “Renziana” che fa auspicare a tanti l’abbandono del bicameralismo perfetto.Perché a fare i discorsi da bar, come quello che sto facendo io, siamo tutti bravi ma nel dopoguerra i bar dovevano scarseggiare e i padri costituenti, forse, qualche ragionamento lo avranno fatto.

Apprendo che i risultati del referendum sono stati consegnati e:”Il Ministro e il Governo si fanno carico di illustrare i risultati e collocare l’orientamento dei cittadini all’interno del percorso di riforme per permettere al Parlamento di prendere decisioni informate sulla base di un corpus completo di indicazioni.”

Quando?

In che modo?

Quando?

Quando?

Quando?

Perchè non se ne parla più?

Perchè chi annuncia riforme costituzionali a destra e sinistra non cita questo referendum e i suoi risultati?

Ho partecipato all’ennesima presa per i fondelli?

Boh…

Burocrazia Made in italy

Dunque, è tutto così facile alle poste…
La Tares del comune di Torino (che pare non abbia pagato nel lontano 2008… mmmh) la pago con un bollettino postale, basta premere il pulsante C.
La Tarsu del comune di Monza la devo pagare con un (fottuto) F24, che si chiama così perché devi pagare una cifra pari al prezzo di un aereo da combattimento.
Per quello il tasto da premere alle poste è A (servizio finanziario…)

Naturalmente non è possibile sapere in anticipo quale tasto devi premere…

Siano sempre quelli che vogliono andare su Marte, eh?!

Fango

image

E lì chiamano ‘copertoni autopulenti’… forse un aggettivo più consono sarebbe ‘altruisporcanti’